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Old Subbuteo su Sport Week Stampa

 

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 TOCCO IL CALCIO CON UN DITO

di Fabrizio Salvio - Foto di Ugo Zamborlini

Valigetta di legno in mano e sguardo da predatore, “Magpies” si aggira silenzioso tra i tavoli. Occupa il primo lasciato libero, apre il suo scrigno e ne estrae undici miniature con la cura di un gioielliere che espone altrettanti diamanti. Una alla volta, ne strofina la base su un pezzo di stoffa che ha prima inumidito con cera d'api. Lucidate, scivoleranno più veloci sul campo, un panno verde fissato su un piano in legno. Poi, si piega in avanti ed è pronto alla sfida. In punta di dito.

Fuori da qui, da questo stanzone dove ogni settimana prende il soprannome dei giocatori del Newcastle (magpies, appunto) di cui è tifoso e incontra altri come lui, gente per cui certe passioni non hanno età, ridiventa Roberto Rosica, 42 anni, sposto, due figli. Un funzionario di banca che il lunedì sera torna bambino. In via Zumbini, zona Sud di Milano, dove dalle nove a mezzanotte (ri)prende vita il gioco — per lui e per gli altri che lo praticano — più bello del Mondo: il Subbuteo. Sembrava morto, dopo aver spopolato anche in Italia negli Anni 70 e 80, schiacciato dalla insostenibile concorrenza dei videogiochi e dalle suicide scelte commerciali dell'americana Hasbro, ultima azienda a distribuirlo, che nei primi anni Duemila aveva tentato il rilancio privilegiando le ragioni del marketing — poche squadre, le più famose, e miniature con la fedele riproduzione della faccia dei campioni — a quelle del cuore e della fantasia. Dimenticando che il Subbuteo non è soltanto destrezza, concentrazione e precisione, ma anche il gusto di portare al successo formazioni semisconosciute che mai ci riuscirebbero nella realtà. Operazione nostalgia per un calcio che non esiste più? Forse. Fatto è che oggi gli iscritti in tutta Italia alla community virtuale dell'Old Subbuteo sono 800 e il numero è in aumento. Conseguenza della vendita in allegato a Panorama delle squadre e degli accessori del gioco, ma non soltanto: «Il Subbuteo ti riporta ai giorni in cui eri felice», dice Andrea Rindi, 38 anni, ispiratore del club, il “Milano Sud”. «Tre anni fa ricominciai a giocare a casa di gente conosciuta sul forum, poi mi dissi che valeva la pena provare ad aprire un club. Abbiamo iniziato in dieci. A marzo, per il “Mundialito, eravamo 80 e qualcuno è arrivato dall'Inghilterra. Abbiamo cambiato sede tre volte, sempre in un pub o paninoteca: quello tra birra e Subbuteo è un binomio vincente. Due le soddisfazioni: aver messo insieme gli amatori e i professionisti del calcio da tavola e aver dimostrato che anche da adulti, grazie alla riscoperta di antiche emozioni, si può creare quel tipo di amicizie che si considera possibile solo tra ragazzini. Sì, il Subbuteo è una medicina. E non ha effetti collaterali».

SPORT WEEK > 23 maggio 2009 

 

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