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L'Old Subbuteo Show che si è tenuto a Verona nei giorni 10 e 11 ottobre è stato un successo clamoroso e chi ha avuto la fortuna di esserci ne conserverà un bellissimo ricordo.
La nostra prima intenzione era quindi quella di farvi un resoconto dettagliato di tutti gli eventi che si sono concentrati nel week end, dal torneo di rugby a quello under 14, dal torneo "no lucido" al Campionato Italiano, al fantasmagorico mercatino , alla splendida mostra fotografica, ma poi abbiamo ricevuto questo pezzo, scritto da un amico della community , che racconta perfettamente quella sensazione che ha colto tutti nelle ore e nei giorni immediatamente successivi alla manifestazione, quella stessa sensazione di tristezza che già provammo al termine delle vacanze di Natale dell'anno in cui ci regalarono il Subbuteo e che avremmo voluto non finissero mai.
Lo scalpo
"Rimanere a Verona anche la notte dopo la fine del torneo si è rivelato un errore
tattico, una cazzata. Ci rifletto e me ne convinco sulla via del
ritorno quando sono sul treno e la prosa del libro che sto leggendo
unitamente al ritmico rollio del treno concilia il torpore che mi porta
verso un sonno leggero. Penso anche a cosa potrei scrivere sul forum,
ma non ho idee anzi ne troppe, poi arrivo a Ferrara e qualcosa si
smuove. Alla periferia di Bologna – le periferie nei pressi delle
stazioni sono tutte uguali, solite case trascurate, panni stesi,
agglomerati ultrapopolari, ma quella che si vede a Bologna è tra le più
brutte in assoluto – ho “partorito” il tutto, titolo compreso.
Dopo
i saluti di rito mi ritrovo solo nella struttura alberghiera, un omino
solitario nella scatoletta di cemento , senza doccia e senza il
conforto del ristorante. Robuteo mi ha tenuto a chiacchierare per una
buona mezz’ora, ma poi è andato via anche lui, la malinconia è
inevitabile e sento il bisogno di fare qualcosa prima di rinchiudermi
in stanza.
I passi si rivolgono spontaneamente verso la scala che
porta al salone dei congressi, dove abbiamo giocato e vissuto per due
giorni. Cosa penso di trovare non lo so e infatti non trovo nulla, è
buio e il silenzio è rotto dal ronzio monotono del condizionatore e dal
rumore proveniente dall’autostrada che arriva lontano e ovattato;
sensazioni da palombaro in immersione notturna. Le sale sono già state
parzialmente sistemate nel loro abituale aspetto; cerco qualcosa che mi
riporti alla mente la finale di poche ore prima, la tensione palpabile
nell’aria, sessanta persone attorno a due persone attorno a 22 omini di
plastica e poi la lotteria, un divertimento nel divertimento, con i
soliti fortunati e i soliti meno, e la voce di Boscolo che per due
giorni ci ha guidato, coordinato e stimolato.
Cerco qualcosa che mi
faccia rivivere questi momenti, anche con l’olfatto, un senso che si è
mantenuto sviluppato, quasi per compensazione di qualcuno degli altri
che con l’incedere dell’età si è affievolito. Provo a rintracciare
l’odore dolciastro del compensato o quello polveroso degli astropitch o
quello acre del sudore, ma non c’è più niente, l’aria condizionata ha
fatto il suo lavoro. Sono solo e fuori posto, come un ex proprietario
che sia entrato illegalmente di soppiatto nell’appartamento posseduto
fino a poco tempo prima.
Alla fine della scala, appeso a un
sostegno, un cartellino indica di salire per accedere al campionato di
subbuteo; decido allora di aggrapparmi a questo residuo di materialità,
questo inutile pezzetto di carta che l’indomani sarebbe stato gettato
dal personale delle pulizie. Lo guardo e decido che sarà il mio scalpo
di uomo bianco, il mio contributo alla stanza dei trofei della tribù.
Lo stacco e me lo porto in stanza. Ci dormirò a fianco, come un amico."
furetto60
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