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Nella nostra ormai non più piccola cartella stampa non poteva certo mancare l'articolo di Panorama del 6 marzo - a firma di Elena Porcelli - che diffusamente ha parlato di Oldsubbuteo.it, del Forum degli Old Subbuteo Club e degli amici delle Community Oldsubbuteo.
CALCIO IN PUNTA DI DITO
di Elena Porcelli - Panorama n°11 del 2009
«La
sera del mercoledì c’era l’appuntamento fisso da me per la partita a
Subbuteo» racconta Fabio Volo nel suo romanzo Un posto nel mondo
(Mondadori). «Pochi i motivi per cui si poteva richiedere il rinvio:
malanno grave improvviso, frattura al dito, sesso certo con una ragazza
(solo se mai posseduta prima)». Il protagonista del libro rappresenta
tutti gli adulti appassionati di Subbuteo, un gioco di calcio da tavolo
già molto popolare fra i preadolescenti degli anni Settanta e Ottanta,
mai passato di moda e che dalla prossima settimana arriva in edicola
insieme con Panorama.
«A
15 anni avevamo smesso di giocare a Subbuteo a causa delle ragazze. A
30 abbiamo ripreso, sempre a causa loro» confessa Luca Ferrato,
curatore del libro Vite in punta di dito
(Boogaloo Publishing). «Il calcio da tavolo ci permette di lasciare a
casa mogli e fidanzate» spiega Ferrato «e ritrovarci tra amici».
Si
gioca su un panno verde, con due squadre di 11 calciatori in miniatura,
fissati ciascuno su una base di plastica. I giocatori si muovono con il
dito, per mandarli a colpire la pallina e spedirla in porta, secondo
regole simili a quelle del calcio vero.
Forse per questo la
passione per questo gioco è diffusa anche tra i professionisti del
pallone: il portiere della Juventus Gianluigi Buffon ha una vasta
collezione di squadre in miniatura e Sven-Góran Eriksson (quando era
alla Lazio) fu beccato da un cameriere a letto con gli omini del
Subbuteo: li stava usando per preparare gli schemi di una partita, come
fanno molti altri allenatori.
Calcio vero e da tavolo si sono
sempre intrecciati, fin dagli anni Sessanta, quando il fabbricante di
giocattoli Edilio Parodi iniziò a importare in Italia il Subbuteo,
inventato dall’ornitologo inglese Peter Adolph nel 1947 (e battezzato
come la sua specie preferita di falco). «Mio padre mi portava con sé
per far vedere come si giocava» racconta il figlio Arturo, che ora
dirige l’azienda di famiglia, «e per questo ho incontrato personaggi
come Arrigo Sacchi e Fabio Capello, che lo venivano a provare».
Cristiano
Militello, dj di radio R101 molto noto anche per la rubrica «Striscia
lo striscione» di Striscia la notizia, è fra i trentenni nostalgici:
«Il Subbuteo mi è sempre piaciuto molto perché c’erano giocatori alla
mia altezza» scherza. «Altro che fantacalcio e Playstation.
Personalizzavo le mie squadre con le tempere: nomi sulle maglie ante
litteram e capelli biondi agli omini. Ricordo tornei infiniti in
compagnia. Oggi invece giochi a tennis senza racchetta e suoni la
chitarra senza chitarra».
Negli anni Novanta il football in
punta di dito è stato messo un po’ in ombra a causa dei videogiochi, ma
nel 2006 è stato rispolverato: è uscito il documentario inglese The
Hobby, visibile gratuitamente nel sito www babelgum com. Internet ha
avuto un ruolo importante nella riscoperta. «Tre anni fa, con alcuni
amici, abbiamo fondato il forum Old Subbuteo , per scambiarci
ricordi, consigli su come personalizzare le miniature e organizzare
tornei» racconta il milanese Andrea Rindi. Oggi i giocatori si
ritrovano una sera alla settimana, in varie città italiane, gli
indirizzi e gli orari sono sul sito www.oldsubbuteo.it. Il prossimo evento importante di Old Subbuteo? Il torneo che si tiene il 22 marzo a Milano.
I
padri trentenni o quarantenni si fanno accompagnare alle partite dai
figli preadolescenti. «Giocare insieme al papà» spiega Giovanni Bollea,
uno dei padri della neuropsichiatria infantile italiana, «insegna ai
giovani la sicurezza e la motivazione, vincendo la paura di sbagliare.
Il figlio che gioca con il padre ha già vinto qualunque sia il
risultato, perché ha già compreso lo scambio di valori virili, che lo
fa maturare fino a farlo diventare un giovane adulto autonomo».
Una
parte del fascino del gioco, infatti, sta nel rivivere le emozioni del
passato. Negli anni Ottanta di calcio in televisione ce n’era molto
poco, così i ragazzi ascoltavano le partite alla radio e poi le
mettevano in scena sul panno verde, con gli omini ridipinti per farli
somigliare ai campioni reali. Oggi c’è chi scarica le foto dei
calciatori da internet, le miniaturizza, le stampa e le incolla
sull’omino. La tecnologia è diversa, la passione è sempre la stessa.
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